Partenza: Porta San Gallo (Firenze)
Arrivo: Firenzuola
Lunghezza: 108,7 Km
Durata: 33h 45- min (a piedi)
Livello di difficoltá: Media
Periodo consigliato: Inverno, Primavera, Estate,

Il percorso romeo del XIII secolo

Almeno sino a tutto il XII secolo l’importanza del collegamento stradale tra Firenze e Bologna transitante per il Mugello dovette essere modesta. La principale arteria usata per i transiti da e per il mondo padano continuava a essere la Via Francigena, come attestano le fonti documentarie che immancabilmente ripropongono l’itinerario facente capo al valico appenninico di Monte Bardone (la Cisa). Ma, come si è accennato, nel corso del Duecento Firenze catturò l’asse principale delle comunicazioni con la Padania imponendo come percorso transappenninico una delle strade che la collegavano con Bologna. Si trattava di una via che originariamente serviva per raggiungere l’alta valle del Santerno e che solo in seguito venne prolungata sino a Bologna. Oltre San Piero a Sieve, la strada transitava per le pievi di Sant’Agata e di Cornacchiaia, utilizzando il valico mugellano detto dell’Osteria Bruciata, in seguito sostituito dal passo del Giogo.

L’itinerario si svolge prevalentemente su sentieri e stradine sterrate (55%) a fondo naturale e ghiaioso e su strade asfaltate secondarie (45%). Sono presenti tappe con dislivelli particolarmente impegnativi (Ceppeto – Monte Senario; Sant’Agata – Firenzuola; Firenzuola-Covigliaio). Il percorso si svolge tra paesaggi di grande bellezza, con boschi di latifoglie autoctone e di conifere impiantate ad inizio del secolo scorso.

Si attraversano due aree naturali di Interesse Comunitario: quella del Monte Morello e quella della Conca di Firenzuola. Nei brevi tratti su viabilità provinciale e/o comunale, porre attenzione e attenersi alle norme previste dal codice della strada per la circolazione dei pedoni su strade extraurbane.

L’itinerario alterna tratti di tipo cicloturistico su stradine asfaltate e a fondo ghiaioso, con tratti per cicloturisti di medie capacità con fondo poco sconnesso e poco irregolare (classe MC). Ad eccezione del tratto compreso tra Passeggeri e Covigliaio, il tracciato è di solito ben visibile ed identificabile.

Il paesaggio attraversato appare estremamente suggestivo, e caratterizzato sia da contesti montani tipici dell’appennino centrale, con boschi di querce, castagno e pinete di origine antropica, sia dalle colline coltivate del Mugello e dai pascoli montani della conca di Firenzuola.

Un percorso conteso

Il susseguirsi dei provvedimenti della repubblica gigliata, volti ad accrescere l’efficienza del percorso (costruzione di ponti, riadattamento di tratti di strada), non poterono non creare contrasti con la potente casata feudale degli Ubaldini, i cui possessi si distribuivano su entrambi i versanti dell’Appennino tosco-emiliano. La fondazione delle due terrenuove di Scarperia e di Firenzuola va inserita nel quadro della secolare lotta contro quei feudatari mugellani, che saranno debellati definitivamente intorno alla metà del Trecento, negli stessi anni in cui venne aperta la nuova strada maestra che, utilizzando il passo del Giogo, unirà direttamente le due terrenuove sopra citate. Significativamente, in occasione della fondazione di Firenzuola, verrà affermato: “in qua et per quam terram Firenzuole sit et esse debeat una via que vadat versus Florentiam et recte versus Bononiam” (Archivio di Stato di Firenze, Capitoli, reg.32 c.71r).

Una via verso l’Europa

Il nuovo collegamento viario diventerà il grande collettore dei transiti tra l’Italia settentrionale e quella centrale, sempre più usata dai mercanti, dai viaggiatori e, in particolare, dai pellegrini che si recavano a Roma. Questi ultimi, specie coloro che giungevano in Italia provenendo dai paesi dell’Europa centrale, attraversate le Alpi e giunti nella pianura padana, si immettevano nella via Emilia, procedendo sino a Bologna, dove prendevano la strada per Firenze. Utilizzando poi le vie che, a sud, servivano a raccordare la città sull’Arno alla Francigena (la strada Sanese e la via Romana) i pellegrini romei si ricollegavano, rispettivamente a Siena e a Poggibonsi, all’antico percorso per Roma.

Ma la via che univa Firenze a Bologna costituirà anche il percorso non di rado usato da quei pellegrini fiorentini che intendevano recarsi alle altre due mete delle peregrinationes maiores: Santiago de Compostela e Gerusalemme. In alcune delle memorie di pellegrini jacobei che si muovevano da Firenze all’inizio del lungo cammino viene infatti descritto l’itinerario transappenninico che conduceva a Bologna, da dove poi, mediante la via Emilia, si raggiungeva Borgo San Donnino, onde immettersi nel tracciato della Via Francigena. Ed egualmente chi si recava in Terrasanta transitava anch’esso per Bologna, allo scopo di raggiungere Venezia, città divenuta dal Trecento il normale punto d’imbarco per il pellegrinaggio gerosolimitano.