Partenza: Porta San Frediano (Firenze)
Arrivo: Piazza Duomo (Siena)
Lunghezza: 136 Km
Durata: 36h 50 min (a piedi)
Livello di difficoltá: Facile
Periodo consigliato: Inverno, Estate

Il collegamento con la Francigena Nova nella bassa Valdelsa

La strata per quam itur Pisas rappresentava per la Firenze del Medioevo un’arteria eminentemente commerciale. Con l’Arno, che all’epoca costituiva una via fluviale, serviva a incanalare il flusso dei traffici con i grossi centri del contado che si trovavano nel Valdarno inferiore, oltre ai transiti che avevano come meta il porto di Pisa. Ma la strada era anche percorsa dai pellegrini, in quanto usata da chi s’imbarcava a Pisa (e più tardi a Livorno) diretto a Santiago de Compostela, e perché poteva anche fungere da raccordo con la Francigena, via peregrinalis per eccellenza, il cui tracciato veniva intercettato a sud-ovest di Empoli, in prossimità della confluenza dell’Elsa nell’Arno.

Dopo una parte iniziale di trasferimento, lungo la pista ciclopedonale che  dal parco delle Cascine di Firenze conduce fino al parco dei Renai di Signa, il percorso sale lungo le colline dell’estremità occidentale del Chianti, rimanendo in riva destra dell’Elsa. Il paesaggio, di impagabile bellezza, offre panorami su contesti rurali con sistemi poderali ottocenteschi con viti, olivi, boschi e colture a seminativo.
L’Itinerario si svolge su stradine sterrate e asfaltate ed alterna tratti di tipo turistico a tratti di tipo escursionistico, dove si possono incontrare eventuali problemi di orientamento in ambito rurale. In tali contesti si trovano poche segnalazioni dei toponimi attraversati.

Giunti in Val d’Elsa l’itinerario corre parallelo alla Via Francigena di Sigerico che può essere intercettata da Monterappoli, Castelfiorentino, Certaldo e dopo in località Acquaviva.

Alcuni tratti si svolgono su stradine asfaltate e ciclopiste, altri sono indicati per ciclo escursionisti di media capacità tecnica, con percorso su strade sterrate con fondo poco sconnesso o poco irregolare (tratturi, carrarecce, ecc.) e su sentieri con fondo compatto e scorrevole. Sono presenti salite impegnative in quasi tutte le tappe. Giunti in Val d’Elsa l’itinerario corre parallelo alla Via Francigena di Sigerico che può essere intercettata da Monterappoli, Castelfiorentino, Certaldo e dopo in località Acquaviva.

Ospitalità lungo il cammino

Che la via per Pisa nel Medioevo fosse transitata da quei particolari fruitori della strada che furono i pellegrini basterebbe a dimostrarlo l’esistenza di tutta la serie di strutture ospitaliere che si succedevano lungo il suo percorso, già all’inizio dello stesso, in prossimità della Porta San Frediano a Firenze, dove sorgeva uno spedale in populo Sanctae Mariae de Verzaria iuxta stratam qua itur Florentia Pisas. Spedali si trovavano anche “in burgo Sancti Fridiani“, a Legnaia (l’Hospitale del Cappone), a Ponte a Greve e a Casellina (l’Hospitale Pontis de Grieve e l’Hospitale de Casellina). Proseguendo, s’incontravano: a Lastra a Signa lo spedale di Sant’Antonio, fondato nel 1411 per incarico dei consoli fiorentini dell’Arte della Seta; a Gangalandi uno spedale posto “prope fossatum Rimagii et prope stratam publicam“; a Signa (lo spedale di San Francesco e quello della pieve). Altre istituzioni che servivano a ospitare i pellegrini erano poi a Montelupo (l’Hospitale Virginis Marie sive della Tagliata e uno spedale tenuto dai Domenicani), a Cerbaiola (Hospitale Sancti Leonardi de Cerbaiola) e soprattutto ad Empoli, dove nel Trecento è documentata l’esistenza di ben tre spedali: la Domus pauperum hospitalis, l’Hospitale Ecclesiae Sancti Augustini e l’Hospitale Societas Annunciate plebis.

Accanto a questi enti assistenziali esistevano le strutture commerciali di carattere ricettivo, che si addensavano nei principali centri attraversati dalla via. Ve ne erano soprattutto a Empoli, a Lastra a Signa e a Gangalandi ma, come risulta dallo Statuto dell’Arte degli Albergatori del 1334 hospitatores privati si trovavano anche a Lignaria, Scandicci, Pons ad Grevem, Planus Septimi, Ugnanus, Malmantile, Monslupus e Ponturmus.

La Via Quinctia

Il percorso medievale della via Pisana nelle sue linee generali doveva ripetere quello della strada Romana per Pisa: la via Quinctia. Ove si eccettui il rinvenimento di una pietra miliare, avvenuto nel 1752 nei pressi di Montelupo, che ci ha permesso peraltro di denominare la via, grazie alla sua iscrizione (T.QUINTIUS. T.F. / FLAMINIUS / COS / PISAS X), non rimangono però in superficie materiali caratteristici della strada romana, cancellati da secoli di storia, e soprattutto dalle esondazioni e dai mutamenti di corso dell’Arno.

A sua volta la strada moderna segue l’asse direzionale della medievale via per Pisa, la quale però è probabile si caratterizzasse per un percorso dallo svolgimento più pedecollinare, discostandosi maggiormente dal corso dell’Arno. Nel tempo non devono essere mancati correzioni, aggiustamenti e modificazioni del tracciato: già nello Statuto del Capitano del Popolo del 1322-1325 si parla di una “stratam novam et carrarecciam confectam a Ponte de Signe ad Pontem Pese de Monte Lupo” (Liber IV, Capitulus X).

Comunque la successione degli abitati, molti dei quali si caratterizzano per avere la tipica conformazione urbana allungata dei “villaggi-strada” non lascia dubbi circa la sostanziale coincidenza tra il percorso moderno e quello medievale di una strada che, come afferma il Repetti, ancora nell’Ottocento era “la più frequentata di tutte le altre postali, sia per le merci, sia per le vetture che vi passano, sia per il comodo, largo e ben tenuto stradale, come ancora per la frequenza de’ villaggi, de’ borghi e delle Terre che essa attraversa” (E.REPETTI, Dizionario geografico fisico storico della Toscana, Firenze 1832-1843, vol.V, p.570).