Partenza: Porta San Miniato (Firenze)
Arrivo: Piazza Grande (Arezzo)
Lunghezza: 79 Km
Durata: 22h 10 min (a piedi)
Livello di difficoltá: Media
Periodo consigliato: Primavera, Estate,

Itinerario lauretano

Un itinerario romipeto documentato sin dall’Alto Medioevo, e che una fonte documentaria come gli Annales Stadenses, della metà del Duecento, ritenevano fosse addirittura da preferire alla Via Francigena. Era rappresentata dalla cosiddetta via dell’Alpe di Serra, un percorso che si dipartiva dalla via Emilia con un ventaglio di tracciati tra Bologna e Forlì, giungeva a Bagno di Romagna risalendo la valle del Bidente e affrontava il superamento della catena appenninica al passo da cui ha derivato il suo nome (l’Alpe di Serra), oggi abbandonato a favore del passo dei Mandrioli. Svolgendosi quindi per la conca casentinese, mantenendosi parallela al corso iniziale dell’Arno, la via raggiungeva Arezzo e proseguiva quindi per Roma, transitando per la Val di Chiana e successivamente per la Val Tiberina.

Arezzo: un punto di convergenza delle vie dei pellegrini

Arezzo, la prima città che veniva incontrata dopo l’attraversamento dell’Appennino, non era soltanto un importante luogo di sosta ma, per la sua posizione, costituiva anche un punto di convergenza cui facevano capo le strade percorse dai pellegrini provenienti dalle popolose vallate contermini, e in primo luogo dal Valdarno superiore.

Dovevano servirsi della via dell’Alpe di Serra come itinerario romipeto anche quei pellegrini che, partendo da Firenze, usavano quella che il trecentesco Statuto del Capitano del Popolo indica come la “via et strata que summitur a porta seu Burgo Sancti Niccholai per quam itur in Vallem Arni”. Si trattava di un percorso che si era formato sull’itinerario della romana via Cassia, e che si svolgeva per il Valdarno superiore, mantenendosi sulla sinistra dell’Arno, per raggiungere Firenze, dopo aver superato il facile valico del San Donato, attraverso il pian di Ripoli.

Nel Medioevo il tracciato della strada romana continuò infatti a svolgere la sua funzione, anche se vide venir meno la sua dimensione sovraregionale, nel senso che non servì più come percorso privilegiato per Roma, ma venne usato soprattutto per i collegamenti tra Firenze e Arezzo, transitando appunto per il Valdarno superiore, una zona del contado fiorentino particolarmente ferace (era considerata il granaio della città), che alimentava copiosi traffici in direzione della dominante. Non a caso lungo il tracciato della strada sorsero grossi centri sviluppatisi attorno a dei mercatali (fu il caso, ad esempio, di Figline e di Montevarchi), e la Repubblica Fiorentina fonderà all’inizio del Trecento una delle sue prime “terrenuove” (Castel San Giovanni), allo scopo di vincere le ultime resistenze feudali e controllare pienamente il territorio.

Le antiche strutture ricettive e assistenziali

Testimoniano dell’intensità dei transiti le numerose strutture ricettive e assistenziali che punteggiavano la strada, addensandosi nelle principali località. Nel XIV secolo è documentata lungo l’itinerario (a Incisa, Figline, Tartigliese, San Giovanni e Montevarchi) una concentrazione di alberghi e osterie che non aveva eguali in tutto il contado fiorentino. Lo stesso si riscontrava riguardo agli enti ospedalieri, che prestavano i loro servizi soprattutto ai pellegrini. I Decimari pontifici della fine del XIII secolo, che registrarono solo alcuni dei numerosi spedali che si succedevano lungo il percorso, ricordano l’Hospitale di Plano Alberti, situato ove di lì a poco sorgerà la “terranuova” di San Giovanni, l’Hospitale de Ancisa e l’Hospitale di Avanella (Levanella). Ma sappiamo da altre fonti che gli spedali erano assai più numerosi, specie a San Giovanni e a Incisa, e che ve ne erano anche a Troghi (Sant’Antonio alle Staffe), alla Ginestra (Sant’Angelo), e soprattutto a Montevarchi e a Figline. Senza contare quello grandioso sorto in prossimità di Firenze, all’Apparita: lo spedale di Fonteviva o del Bigallo, documentato dal 1214, e tutta la serie di piccoli ospizi che punteggiavano il primo tratto della strada, da Firenze a Bagno a Ripoli.

Verso il santuario di Loreto

Fra il Quattro e il Cinquecento, l’aggiungersi alle tradizionali peregrinationes della cristianità occidentale di un’altra importante meta di pellegrinaggio, il santuario di Loreto, farà accrescere notevolmente il transito dei pellegrini per il Valdarno superiore. La via che portava ad Arezzo divenne infatti il percorso iniziale di tutti coloro che da Firenze intendevano recarsi a visitare la Santa Casa.

Numerose testimonianze documentarie, per lo più cinque-seicentesche, ci informano circa l’itinerario seguito, che vedeva i pellegrini far sosta, nel Valdarno fiorentino, a Palazzolo, oppure a Troghi, quindi a Figline, poi a Levanella e infine al Ponte a Buriano. Il percorso proseguiva per la Val di Chiana fino a Cortona, e puntava quindi su Foligno, transitando per Perugia ed Assisi. Superato il valico del Col Fiorito, si svolgeva per la valle del Chienti, raggiungeva Recanati e arrivava infine a Loreto.